Gennaio 29th, 2010
VADO A GIRARE (parte 3) by Carlo
Riflessioni di un vecchio motociclista
Vorrei dire che il mondo delle gare, il Cross come le altre, è veramente da brivido. Sensazioni fortissime e non facilmente descrivibili, al cancelletto, dentro il casco, avvolto dalle gaiofa (protezioni tipo rugby americano) stivaloni lisci a sei fibbie, pantaloni spessissimi in pelle, guanti, occhialoni il mondo arrivava fortemente ovattato, ma i 150 e più decibel di trenta moto pronte alla partenza superavano tutto e l’urlo dei motori ti entrava sino nei più reconditi meandri, vero rimedio contro la stipsi (Traduzione per gli ignoranti : roba da cagarsi addosso!).
Prima gara: Lombardore (Torino) pista vecchia, tempo sul giro 4.04, pole di Aldo Winkler su Suzuki se non ricordo male 2.32, mi avrebbe doppiato ogni due o tre giri, ovviamente fuori dai tempi, mi gustai la gara il pomeriggio non ricordo chi vinse, penso Winkler.
Seconda gara: Mottarone Armeno (Novara), qui non dimentico, per chi non sa cosa sono i salti in discesa deve provare quella pista tracciata da un pazzo, ubriaco e paracadutista (?). Sul discesone si precipitava per una decina di secondi, così mi sembrava, e ad ogni giro quando vedevo, a fine slalom nel bosco, solo il cielo tra due muri di terra pregavo di controllare la moto che, copiando, precipitava nel baratro, quegli alieni di Winkler, Bellosta e Pesando invece staccavano e facevano delle figure in aria godendo come mandrilli, la mia figura, invece, non la dico; ho girato in 2.30 circa, pole di Bellosta con 2.0 netti, io circa 80° fuori dai tempi. Vinse Pesando che mi avrebbe doppiato ogni 4 giri, andava già meglio, la gara era di 20 min più due giri, sarei stato doppiato 2 volte e mezza, il salto in discesa sul rettilineo sarà stato di 20 metri e 6 secondi in aria.
Terza gara: Castelrocchero (Asti) non ne ho capito nulla fuori dai tempi e trattori a cingoli per portarci fuori dalla vallata, sderenato il furgone Fiat 600 che usavo per muovermi.
Cambiò poi il regolamento, non più i tempi ma una manche al mattino, cambiano i fattori ma non il prodotto, i primi 15 dentro, gli altri fuori (presente!). A Barge provando la pista con chi andava forte, dico De Cao e Occelli entrambi su Barbiero (delle stupende artigianali con i primi mono cross e motore Hiro) fu facile entrare, in gara mi si ruppe un mozzo, ad Asti il filo dell’acceleratore ed il furgone per strada, a Pinerolo si staccò un pezzo del filtro inchiodandosi tra pistone e camicia in sesta piena in rettilineo. Qui dimostrai che non era il mio mestiere, alla partenza si inchiodarono tutti nell’angolo destro della prima curva, avrei potuto girare per primo ma il terrore da orda barbarica alle spalle mi frenò e seguii il gruppo, non credo che una persona normale possa sopportare lo stato di trance dei primi giri a contatto fisico con gli altri ed il “rapido” a manetta così, a Lombardore, primo giro, primo salto quasi sulle reti (ma se andavo come gli altri!!! Perché io fuori?), mi uscì la catena.
Pazzi noi? Non credo, quella volta a Pinerolo (1976/77) c’era, con noi Cadetti 125, il campionato italiano di Sidecar cross, la mitica coppia S. Marcellino – S. Paire spopolò, un abisso tecnico spettacolo al massimo livello possibile, macchine costruite con motori di ogni tipo: Kawasaki 500 abbinati, Guzzi 850, Kawa 750 ecc. i passeggeri persi o sventolanti, derapate in entrata del canalone in discesa e poi spalanco max con aratura totale della pista. Il ruggito dei motori provocava orgasmi multipli (in bagno d’olio, come le frizione che non si usava più) a quella gioventù che come me preferiva andare a girare anziché uscire con la ragazza e continuare la storia del mondo. Ci saremmo poi redenti, con gli interessi (Doppio Sic!!).
Poi un TGM 125 Hiro, un Morini 350 GT (a naja), una Honda 250 XL, l’aumento della pancetta, la riduzione del salame ma, soprattutto trasferte e famiglia spensero gradualmente il sacro fuoco.
Oggi, poco pregno del senno di poi, vedo che l’adrenalina da cavallo meccanico continua a far adepti, forza ragazzi, mettetevi il casco, fate attenzione e gustatevi la gioia dell’equilibrio dinamico, adesso però proviamo a stirare qualche piega della camicia, in attesa delle pieghe estive sulla Beta Motard, ibrido gustoso di nuova generazione che mi ha spinto a queste riflessioni insieme ad Andrea Coata che saluto. Spero anche che le persone citate non si adontino, le foto sono stete prese da internet. Ciao !
Carlo