Novembre 23rd, 2009
DUCATI SL600 PANTAH by Clod
Primi anni 80. La mia è immatricolata nel 1983, all’epoca era il top a livello di moto sportive e come media cilindrata non ce n’era per nessuno; per avere una moto con prestazioni simili (o superiori) ci si doveva rivolgere all’altrettanto mitica Guzzi Le Mans 850 o alla “galattica” Laverda 1000 Jota. Le japu dell’epoca non si avvicinavano nemmeno…………. Aveva prestazioni strabilianti per l’epoca: 600 c.c. 58 HP, velocità massima 205 km/ora, stabilità incomparabile, telaio “roccioso”, ammortizzatori posteriori a gas Marzocchi, forcella Paioli (o Marzocchi) da 35 mm, 3 dischi da 260; entrambi i cerchi da 18″, frizione idraulica, due semimanubri, pedane semi-arretrate in alluminio e “unghia” copri sellino posteriore in tinta per farla diventare monoposto. Aihme, il prezzo della moto nuova all’epoca era però altrettanto al top e questo faceva si che per molti, come il sottoscritto, restasse solo un sogno, quindi ………….. macinavo esperienza e chilometri (sopratutto in panoramica….) su di un Morini 3 1/2 Sport, ma questa è un’altra storia. Dopo qualche anno (1986), risparmiando lira su lira sono riuscito a comprarla usata da un “campagnin” che la usava solo per fare qualche giro intorno al paese; dopo 5 anni era riuscito ad accumulare ben 6000 Km ! Quando finalmente, con grande soddisfazione mia e della moto, ho imparato a “spremerla” a dovere ho realizzato che un pò di “birra” in più nel motore non avrebbe guastato. Quindi percorrendo 350 km di pallosissima autostrada l’ho portata a Bologna all’ NCR (si proprio loro: i mitici Nepoti e Caracchi) che all’epoca, quando la Ducati era un’azienda quasi decotta (partecipazioni statali dell’IRI ed ho detto tutto……..) ed altamente inefficente, fungeva da squadra corse Ducati; tutte le Ducati da competizione, anche internazionali, vedi TT1 e TT2 e successivamente la BOtT (Battle of the Twins) sono state “toccate” da loro (tra l’altro l’Ing.Taglioni era di casa). Sono rientrato a Torino in treno e, dopo 20 giorni, ed un’altro viaggio in treno sono andato a riprenderla: più cattiva che mai: pistoni ad alta compressione con solo 1 fascia di tenuta (normalmente erano due), diametro valvole e condotti maggiorati, albero motore lucidato ed equilibrato, carburatori aperti (via filtro dell’aria e tubi di gomma contorti per l’aspirazione) da 40 mm (di serie erano da 36), getti e spillo conico ”toccati”, scarico 2 in1 aperto (via il pesante e “soffocante”, ancorché molto bello, impianto di scarico con i due silenziatori cromati). All’epoca i banchi prova erano pura fantascienza per i comuni mortali, ora li hanno tutti e vi ci provano persino gli scooter. Comunque, tornando al mio Pantah credo che dopo il trattamento almeno 6/7 HP li avesse guadagnati (rispetto ai 58 originali, è un incremento di più del 10%); per i Pantah normali non ce n’era più, sopratutto riguardo l’accelerazione e la rapidità nel prendere i giri. I consumi, se ci si dava dentro soprattutto in Pano ed in Langa, salivano alle stelle ma ……..cos’erano qualche litro di benzina in più (la dolce e profumata “super” di colore rosso…!) contro ettolitri di adrenalina e “bave” di godimento in più? L’estetica l’ho lasciata volutamente inalterata, a parte l’aggiunta di un supportino di alluminio per il cupolino sulla testa del canotto di sterzo (senza quello, con le vibrazioni, la carena tendeva a creparsi), una piastra anti-svergolo sui canotti della forcella, oltre chiaramente ai famosi adesivi simbolo di NCR con WillCoyote sui fianchetti. Con questa moto ci ho fatto anche del turismo, Francia, Spagna del nord, Spagna del sud e Portogallo. I bagagli erano ridotti all’osso e trasportati grazie ad un formidabile accrocchio di alluminio rimovibile (costruito da me) che reggeva una piastra-portapacchi della Givi ed una borsa da serbatoio. Sono orgoglioso di dire che il mio Pantah dopo NCR non ha mai più rivisto un meccanico, non certo perchè non ne abbia mai avuto bisogno, anzi, passavo quasi più tempo ad avvitare e svitare brugole e bulloni (per non parlare dei chilometri di cavi acceleratore che ho dovuto cambiare, i grossi carburatori e relative grosse molle, letteralmente ”sgranocchiavano” i cavetti) che ad andarci,….. ma perchè ho sempre fatto tutto da solo, compresa una revisione totale del motore. L’ho usata così fino a metà circa degli anni 90 quando le forze dell’ordine, non più tanto “amichevoli” e comprensive, mi dimostrarono in un paio di occasioni di non essere così ammirate dal bel esemplare meccanico e dalla sua voce “tonante” (sopratutto in scalata ed in rilascio, quando un bruauu-brauuu-brauuuuu ti faceva credere che dallo scarico aspirasse persino i passanti)………..capii quindi che la modernità ed il fatto che non ero più un ragazzino mi imponevano di passare ad un mezzo più civile. Decisi quindi di passare ad un moderno……………….. Ducati Pantah TL350 (si!!! 350 !!!! ha ha ha !!!!!) del 1985 molto più “urbano”, oltre che turistico ma………….anche questa è un’altra storia. Ora è li in garage, insieme ad altre sue amiche, perfettamente a posto e funzionante; un paio d’anni fa l’ho fatta diventare “storica” e ……..chi lo sa, magari tra qualche anno …………….. quando avrò più tempo libero (la pensione ?!???) ………….una batteria nuova, le cambio l’olio, il filtro e le candele, le pulisco i carburatori, e magari dò una svegliata ai ragazzini scooteristi del circondario………………………………. bruauu-brauuu-brauuuuu!!!! L’ album fotografico delle moto di Clod è qui.